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Crioconservazione degli Ovociti

La crioconservazione degli ovociti è una tecnica che, esattamente come la crioconservazione degli spermatozoi, può essere utilizzata per preservare la capacità riproduttiva in pazienti (donne) che devono sottoporsi a interventi chirurgici o a trattamenti antitumorali (chemioterapia e radioterapia) o che hanno patologie a carico dell’ovaio o dell’endometrio o che rischiano di diventare sterili per esaurimento ovarico prematuro. La crioconservazione degli ovociti è inoltre utile al fine di poter disporre di una riserva ovocitaria utilizzabile per ripetere la Fecondazione Assistita senza dover ricorrere a una nuova stimolazione ovarica. La crioconservazione degli ovociti, però, incontra maggiori difficoltà rispetto alla crioconservazione degli spermatozoi a causa della struttura dei gameti femminili: gli ovociti sono infatti delle cellule molto grandi e piene d’acqua e tendono a rovinarsi facilmente durante la procedura di congelamento e poi scongelamento e in media la speranza di ottenere una gravidanza è più bassa.

Sarebbe, dicono in molti, più facile conservare gli ovociti fecondati, ovvero gli embrioni, e fare quindi una crioconservazione degli embrioni, che però in Italia è vietata dalla Legge 40. Anche per questo motivo, l’Italia è uno dei Paesi (relativamente, che è ancora una tecnica nuova) più avanti al mondo nella crioconservazione degli ovociti. Non è un caso che il primo caso al mondo di gravidanza ottenuta da fecondazione in vitro di ovociti crioconservazione è stata annunciata in Italia, e precisamente a Bologna, dalla Dott.ssa Eleonora Porcu, ricercatrice dell’Università di Bologna e responsabile del centro antisterilità dell’Ospedale Sant’Orosla-Malpighi di Bologna.

Per il punto di vista della Dott.ssa Eleonora Porcu, favorevole alla crioconservazione degli ovociti e contraria alla crioconservazione degli embrioni, si veda questo suo articolo su Avvenire.

Per maggiori informazioni sulla crioconservazione degli ovociti e anche sulla crioconservazione veloce, o vitrificazione, si veda anche il documento dell’Istituto Superiore di Sanità, scaricabile in pdf.

 

Crioconservazione degli Spermatozoi

La crioconservazione degli spermatozoi serve soprattutto nei casi in cui è necessario mettere da parte una “riserva di fertilità” da usare al bisogno. Il caso tipico è quello di un uomo che debba sottoporsi a una chemioterapia: sapendo che la terapia danneggerà seriamente la sua fertilità, può preventivamente depositare una certa quantità di spermatozoi in una banca del seme, per poi scongelarsi e utilizzarli, tramite le tecniche di procreazione assistita, nel momento in cui vorrà avere un figlio.

La crioconservazione degli spermatozoi nasce negli anni 50 utilizzando ghiaccio secco (-78°C) e solo successivamente all’introduzione di sostanze crioprotettrici in grado di ridurre i danni da congelamento si è potuto iniziare ad utilizzare l’azoto liquido (-196°), il quale permette una migliore conservazione. Oggi, gli spermatozoi vengono messi in degli appositi contenitori, protetti da un liquido crioprotettore, e vengono poi portati, immersi in azoto liquido, a temperature sempre più basse, fino a -196°C.

Sia il congelamento che il successivo scongelamento possono danneggiare gli spermatozoi: si calcola che almeno il 50% di essi vada perso a causa della crioconservazione. La buona notizia, però, è che gli spermatozoi che sopravvivono alla procedura di congelamento/scongelamento sono perfettamente normali: da 50 anni in qua sono nati migliaia di bambini sanissimi usando seme congelato, e vari studi dimostrano che la crioconservazione non danneggia geneticamente gli spermatozoi.

Per un approfondimento, leggi questo saggio sulla crioconservazione del seme e del tessuto testicolare. Per una lista parziale di centri pubblici dove si pratica la crioconservazione del seme in Italia, leggi questo articolo dell’AIMaC.

 

Crioconservazione degli Embrioni

La crioconservazione degli embrioni avviene con tecniche simili a quelle usate per congelare gli spermatozoi ma con finalità differenti: in questo caso, il motivo fondamentale per cui – nei Paesi civili – si congelano gli embrioni è di evitare alle donne di ripetere la complessa trafila medico-chirurgica che porta a creare gli embrioni stessi: se nell’ambito di un ciclo di FIVET si producono più embrioni di quanti possano essere trasferiti in quel ciclo, gli embrioni eccedenti vengono congelati in modo da conservarli e da poterli, se necessario, eventualmente trasferire nell’utero in cicli successivi.

Ovviamente, anche gli embrioni possono essere danneggiati dalla crionconservazione: si calcola che sopravviva allo scongelamento il 70% degli embrioni (contro al massimo il 50% degli spermatozoi). Come per gli spermatozoi, i dati indicano che gli embrioni sopravvissuti allo scongelamento sono altrettanto sani di quelli “freschi” e che non c’è aumento di aborti e di malformazioni fetali nelle gravidanze ottenute da embrioni congelati.

In Italia, purtroppo, la famigerata Legge 40 vieta la crioconservazione degli embrioni (art.14.1) perchè, parrebbe di capire, le uova (gli ovociti) fecondati sono già dei piccoli bambini (…) e non si possono mettere nel freezer, col risultato che una donna che non riesce a rimanere incinta al primo tentativo non può eventalmente scongelare gli embrioni non impiantati e sottoposti a crioconservazione per un secondo tentativo ma deve fare un nuovo ciclo di FIVET, con tutti i costi, gli aggravi e i possibili problemi di salute connessi.

 

Definizione di Crioconservazione

La crioconservazione, o ibernazione in azoto liquido a -196°C, è un processo di congelamento (dal greco kryos, gelo) che ricorre a temperature molto basse per far sì che l’acqua contenuta nelle cellule venga convertita in ghiaccio e contemporaneamente vengano interrotti i processi molecolari del metabolismo cellulare, in modo da garantire una conservazione sicura del materiale genetico riproduttivo di una persona per lunghi periodi di tempo.

 

La crioconservazione e l’Italia

Un terzo di tutti i bambini nati da ovociti congelati sono nati in Italia, dove la Legge vieta espressamente di congelare gli embrioni.

 

Vitrificazione degli Ovociti

La vitrificazione, o congelamento ultrarapido, degli ovociti, è una tecnica di crioconservazione che garantisce altissimi livelli di sopravvivenza e che associa a questo vantaggio fondamentale la relativa semplicità e il costo contenuto.

In ambito scientifico si ritiene che la vitrificazione rappresenti il futuro della crioconservazione perché non vi è alcuna circostanza nella quale la crioconservazione con congelamento lento offra un vantaggio sostanziale di alcun tipo in confronto alla vitrificazione. E, al contrario, la maggior parte degli studi scientifici pubblicati evidenzia che la vitrificazione è molto più efficiente e affidabile di qualunque altra versione del congelamento lento.

 

Illegittima la Legge 40 ?

Così sostiene un giudice di Firenze che contesta ben quattro aspetti della Legge 40: il limite dei tre embrioni producibili, l’obbligo del loro impianto
contemporaneo in utero, il divieto di crioconservazione degli embrioni
e l’irrevocabilità del consenso dato dalla paziente.

 

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