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Procreazione Assistita

La Legge 40 parla di procreazione medicalmente assistita. Il docente di bioetica Maurizio Mori dice che procreazione è un termine teologico, che viene non a caso preferito al termine scientifico di riproduzione assistita.

Vi è invece una possibile giustificazione nel non uso della terminologia, pur più diffusa a livello popolare, di fecondazione assistita: con l’espressione di procreazione – o, molto meglio dal punto di vista scientifico, riproduzione assistita – ci si riferisce a tutti gli artifici medico-chirurgici che permettono di aiutare il processo o una parte del processo della riproduzione al di fuori dei processi naturali o con degli aiuti ai processi naturali, non solo alla fecondazione, in vivo (inseminazione artificiale) o in vitro (FIVET), ma anche all’utilizzo di semplici farmaci o anche a consigli di tipo psicologico, quando sufficienti a risolvere il problema, e comunque all’intero processo della riproduzione, e non solo al momento della fecondazione dell’ovocita.

 

Fecondazione Assistita

Il termine fecondazione assistita è il più usato a livello corrente per descrivere le tematiche di cui ci occupiamo, ma ha semantica meno ampia di quello, teologico, secondo alcuni, di procreazione assistita, usato dalla Legge 40, e di quello a esso equivalente ma più scientifico, di riproduzione assistita.

Parliamo di fecondazione assistita per descrivere unicamente l’intervento medico necessario, a causa di una qualche complicazione presente in una coppia, a portare avanti il processo di fecondazione di un ovocita e a creare quindi un embrione che poi si trasformerà in feto e infine in un bambino.

La fecondazione assistita può essere di due o tre tipi: in vivo, e allora parliamo di inseminazione artificiale; oppure in vitro, in particolari e apposite provette, e allora parliamo, seguendo l’abbreviazione inglese del processo, di FIVET; e, infine, non bisogna dimenticarsi di una specie di via di mezzo, la GIFT.

 

La Legge 40 2004

La Legge 40 del 19 febbraio 2004 (link) stabilisce le norme da seguire in Italia in materia di procreazione medicalmente assistita (PMA). Essa definisce la procreazione assistita come l’insieme degli artifici medico-chirurgici finalizzati al “favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dall’infertilità umana”, stabilisce che possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita solo coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi (art.5.1), che il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione (art.4.1) e che è vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo (art.4.3).

La Legge 40 tratta gli embrioni come se fossero degli esseri umani fatti e finiti, e istituisce addirittura un registro nazionale non solo dei nati a seguito di tecniche di PMA, ma anche degli embrioni formati (art.11) e vieta non solo ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni, non solo la sperimentazione e la produzione di embrioni umani a fini di ricerca, ma anche l’uso a questi fini di embrioni non utilizzati (art.13), caso che, peraltro, proprio non si pone perchè con la Legge 40 possono essere fecondati al massimo tre ovociti, tutti gli embrioni creati devono essere impiantati e sono vietate sia la crioconservazione, sia la soppressione degli stessi (art.14).

Contro la Legge 40 sono stati indetti ben 4 referendum, ma senza che fosse raggiunto il quorum di votanti necessario perchè la consultazione fosse valida. A favore della diagnosi preimpianto e contro il pazzesco e crudele obbligo di impiantare in utero anche gli embrioni che fossero portatori di malattie genetiche si sono pronunciati sia il Tribunale di Firenze, sia il TAR del Lazio.

 

tre più tre non va bene

Una ricerca tedesca mette sotto accusa il sistema usato anche in Italia per la fecondazione assistita, e dice, in particolare, che

l’obbligo di produrre ogni volta tre embrioni, e di impiantarli tutt’e tre, fa si’ che in un caso su cinque la gravidanza sia plurigemellare con possibili gravi conseguenze anche per la madre.

 

Troppo vecchia, niente fecondazione

Così il centro di fisiopatologia della riproduzione del San Martino di Genova ha liquidato una donna di 41 anni. Che se no ci rovina le percentuali di successo, signora…

 

Trent’anni di fecondazione assistita

Oggi compie 30 anni Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta, nel 1978. Secondo le stime, i bambini nati da concepimento in vitro in tutto il mondo, dal 1978 a oggi sono circa tre milioni.

 

Fecondazione assistita con tecnica della vitrificazione

Primo parto gemellare al mondo, presso l’Ospedale di Pesaro, con una nuova tecnica di congelamento degli ovociti detta vitrificazione.

 

Un bebé italiano su cento

Nel 2005 almeno l’1% dei neonati italiani è stato concepito attraverso tecniche di fecondazione assistita, anche se probabilmente il numero vero è molto più alto, visto che la statistica è stata compilata grazie alle indicazioni spontanee.

 

Figlio di tre sorelle

Forse questa bella storia potrà servire a far cambiare idea a qualcuno anche in Italia: come due sorelle aiutano un’altra loro sorella ad avere un bambino.

 

Meglio con un papà giovane

Per il successo della fecondazione assistita è importante anche l’età del papà.

 

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