Nuova Tecnica di Selezione degli Embrioni
Sperimentata con successo in Gran Bretagna una tecnica di selezione degli embrioni che consente di scartare gli ovuli con un numero anormale di cromosomi, riducendo i rischi di aborti e gravidanze multiple.
Sperimentata con successo in Gran Bretagna una tecnica di selezione degli embrioni che consente di scartare gli ovuli con un numero anormale di cromosomi, riducendo i rischi di aborti e gravidanze multiple.
In Italia sembra sempre che ci sia bisogno di eroi, per far funzionare le cose come si deve. Non ci piace che debba essere così, ma finchè le cose saranno così, vogliamo tributare il giusto merito a eroi come il Professor Pierfrancesco Bolis, a capo della Clinica Ostetrico Ginecologica dell’Ospedale Del Ponte di Varese, dove adesso ci si può sottoporre a trattamenti di fecondazione in vitro ed embrio transfert, o FIVET che dir si voglia. Grazie Professore!
Una o più varianti della FIVET, o più solitamente della ICSI, si hanno nel caso di pazienti nel cui seme non sono presenti spermatozoi. In questi casi, gli spermatozoi possono spesso essere prelevati direttamente dalle vie seminali: nella MESA (Microsurgical Epididymal Sperm Aspiration) gli spermatozoi vengono prelevati dagli epididimi; nella TESA (Testicular Sperm Aspiration) e nella TESE (Testicular Sperm Estraction) vengono prelevati dai testicoli, nel primo caso tramite una biopsia con agoaspirazione, nel secondo caso tramite una biopsia chirurgica.
Di solito, quando il partner maschile presenta problemi tali da dover ricorrere a tecniche come queste, gli spermatozoi vengono iniettati negli ovociti tramite la tecnica di microiniezione (ICSI) senza provare la FIVET.
La FIVET, o fecondazione in vitro, avviene in quattro tempi:
1. La stimolazione della funzione ovarica. La prima fase della FIVET è quella in cui si stimola attraverso l’assunzione di farmaci appositi la funzione ovarica in modo da ottenere una crescita multipla di follicoli. Ciò è utile perchè se abbiamo più ovociti, abbiamo maggiori probabilità che uno di essi possa andare incontro a fertilizzazione, diventare embrione e poi un feto.
2. Il prelievo degli ovociti. Dopo circa 36-37 ore dalla somministrazione dei farmaci, gli ovociti vengono prelevati dai follicoli tramite una semplice aspirazione – sotto controllo ecografico, in anestesia e in regime ambulatoriale – fatta con un ago fatto penetrare attraverso la parete vaginale. In genere la paziente viene dimessa dopo circa due ore dall’intervento.
3. L’inseminazione e coltura in vitro. Poco dopo il prelievo degli ovociti, si usa il seme del partner, sottoposto al cosiddetto lavaggio, per inseminare gli ovociti. L’inseminazione viene effettuata mettendo il seme a contatto per un periodo di circa 16-18 ore con non più di 3 ovociti, visto che la Legge 40 vieta la creazione di più di 3 embrioni. Di fatto, gli embrioni creati saranno verosimilmente solo 2, visto che in genere solo il 60-70% degli ovociti si feconda. Gli ovociti che mostrano segni di fecondazione vengono mantenuti in coltura per ulteriori 24-48 ore, fino a quando sono pronti per il trasferimento finale.
4. Il trasferimento degli embrioni. A questo punto, gli embrioni formatisi vengono trasferiti nella cavità uterina della paziente. Per la grande maggioranza delle pazienti il trasferimento risulta veloce e indolore, comportando semplicemente l’inserimento attraverso il canale cervicale di un catetere contenente gli embrioni. Ciascun embrione è indipendente dagli altri: se è vero che trasferendo più di un embrione è possibile aumentare le probabilità complessive di ottenere una gravidanza in un determinato ciclo di trattamento, è vero anche che aumenta anche il rischio di una gravidanza bi- o tri-gemellare. Da questo momento in poi, ci si rimette di nuovo a madre natura, perchè il buon esito del trattamento non dipende esclusivamente dalla qualità degli embrioni, ma anche dalla capacità dell’utero di accoglierli. Trascorse circa due settimane dal trasferimento, si può sapere l’esito del trattamento.
Il termine fecondazione assistita è il più usato a livello corrente per descrivere le tematiche di cui ci occupiamo, ma ha semantica meno ampia di quello, teologico, secondo alcuni, di procreazione assistita, usato dalla Legge 40, e di quello a esso equivalente ma più scientifico, di riproduzione assistita.
Parliamo di fecondazione assistita per descrivere unicamente l’intervento medico necessario, a causa di una qualche complicazione presente in una coppia, a portare avanti il processo di fecondazione di un ovocita e a creare quindi un embrione che poi si trasformerà in feto e infine in un bambino.
La fecondazione assistita può essere di due o tre tipi: in vivo, e allora parliamo di inseminazione artificiale; oppure in vitro, in particolari e apposite provette, e allora parliamo, seguendo l’abbreviazione inglese del processo, di FIVET; e, infine, non bisogna dimenticarsi di una specie di via di mezzo, la GIFT.
La fecondazione è la penetrazione di uno spermatozoo all’interno dell’ovocita con il risultato di una fusione dei materiali genetici e la creazione dell’embrione.
Quando ci troviamo di fronte a problemi di sterilità che rendono impossibile il concepimento, è possibile fare ricorso a tecniche di fecondazione assistita.
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