Fecondazione: tocca al medico decidere
Questa, in sintesi, l’idea della Corte Costituzionale che ha ritenuto incostituzionale l’articolo 14 della Legge 40. Ecco una sobria analisi.
Questa, in sintesi, l’idea della Corte Costituzionale che ha ritenuto incostituzionale l’articolo 14 della Legge 40. Ecco una sobria analisi.
La Corte costituzionale ha finalmente stabilito che l’art. 14 della Legge 40 sulla PMA è incostituzionale, in quanto anche in questo delicato campo è sempre e solo il medico curante, e non il legislatore, in nome di un qualche non meglio identificato principio morale, a dover operare le scelte professionali che meglio si adattano al caso concreto, e il limite massimo dei tre embrioni e l’obbligo dell’unico e contemporaneo impianto previsti dall’art. 14 non consentivano
“la valutazione, sulla base delle più aggiornate e accreditate conoscenze tecnico-scientifiche, del singolo caso sottoposto al trattamento, con conseguente individuazione, di volta in volta, del limite numerico di embrioni da impiantare, ritenuto idoneo ad assicurare un serio tentativo di procreazione assistita, riducendo al minimo ipotizzabile il rischio per la salute della donna e del feto”.
Finalmente.
Per una critica della Legge 40 e una previsione del futuro, Simone Luciani:
Fecondazione assistita, è servita la Consulta per ribadire le ovvietà.
La decisione della Consulta ha fatto saltare il limite massimo dei tre – come il padre, il figlio e lo spirito santo? – embrioni previsto dalla Legge 40. Gianfranco Fini: la sentenza rende giustizia alle donne. Il PD: silenzio. Gli avvocati contrari alla Legge 40, intanto, annunciano che continueranno nel tentativo di smontarla articolo per articolo, dimostrando l’incostituzionalità della Legge.
La diagnosi preimpianto è un test genetico da effettuare sull’embrione tre giorni dopo la fecondazione per verificare la presenza di malattie ereditarie. Essa consente di individuare gli embrioni privi di gravi malattie genetiche e di conseguenza di impiantare nell’utero questi e non gli altri.
In Italia, la Legge 40 non proibisce esplicitamente la diagnosi preimpianto, ma la rende inutile visto che costringe in modo assurdo la donna all’impianto di tutti e tre gli embrioni, anche se malati. Contro la Legge 40, però, si sono pronunciati sia il Tribunale di Firenze, sia il TAR del Lazio.
A Venezia, in occasione del XIII Congresso mondiale sulla riproduzione umana, forti prese di posizione da parte di quasi tutti i medici contro la Legge 40, in particolare Pasquale Patrizio (Università di Yale) e Andrea Genazzani (Università di Pisa). Per la prima volta, da segnalare una cauta apertura a modificare la Legge 40 da parte anche del PDL, almeno nella persona di Giuseppe Palumbo, presidente della Commissioni Affari Sociali della Camera.
Per il 77,4% delle coppie intervistate da un sondaggio del Censis, la Legge 40 riduce le possibilità di diventare genitori perché “si preoccupa troppo degli aspetti etici”. La stessa percentuale si ritiene convinta che le famiglie con minori possibilità economiche siano le prime vittime della Legge 40, cosa che peraltro pare confermata sia dai maggiori tempi (20 mesi contro 8.5 mesi) che servono alle persone di condizioni economiche e culturali meno avvantaggiate per arrivare a capire il problema e trovare una soluzione, quando possibile, sia dal fatto che la soluzione è spesso (55% dei casi) vista nell’andare all’estero, cosa che evidentemente non è alla portata di tutti.
Quattro anni dopo l’entrata in vigore della Legge 40, i dati sembrano essere preoccupanti: più difficile avere un figlio, più facile un parto plurimo potenzialmente pericoloso, sempre più coppie che scappano all’estero.
Il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo è tornata a dire, invece di occuparsi dell’ambiente, che la Legge 40 va sperimentata ancora. Sperimentare – ancora? – sulla pelle delle donne e delle coppie italiane?
Strano Paese, l’Italia. Stiamo censendo i cosiddetti embrioni abbandonati, derivanti da processi di fecondazione assistita ante Legge 40, per poi portarli alla cosiddetta Biobanca Nazionale di Milano, per farne non si capisce bene cosa, visto che non possono essere utilizzati per futuri tentativi di fecondazione assistita e non ci si può fare ricerca scientifica. Saremo il primo Paese al mondo a praticare l’accanimento terapeutico anche sugli e contro gli embrioni?
La Corte Costituzionale ha rinviato a data da destinarsi la discussione sulla costituzionalita’ della Legge 40 sulla fecondazione assistita, originariamente prevista per il prossimo 4 novembre.
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